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COMUNICATO STAMPA
Avellino,
25 settembre 2009
Vengono
resi noti solo in data odierna, dopo gli esiti della prima udienza
dibattimentale tenutasi due giorni fa, i risultati di una lunga e
complessa indagine che ha visto impegnate le Fiamme Gialle della Tenenza
di Sant’Angelo dei Lombardi per ben due anni. L’articolata attività
investigativa era sfociata, verso la fine dell’anno 2008, nel rinvio a
giudizio per usura ed esercizio abusivo dell’attività bancaria di due
soggetti, appartenenti ad una nota famiglia di imprenditori di Caposele
(AV). L’attività
d’indagine, confluita in quella che è stata definita OPERAZIONE
SANTINO in relazione allo pseudonimo della principale vittima, ha
avuto inizio nel 2007 allorquando un imprenditore dell’alta Irpinia,
giunto allo stremo delle forze, ha coraggiosamente deciso di denunciare la
sua condizione di usurato. Sulla
base di tale punto di partenza, i militari della Tenenza hanno cominciato
a raccogliere altre preziose testimonianze ed ulteriori importanti
elementi informativi; sotto la costante direzione del Procuratore della
Repubblica di Sant’Angelo dei Lombardi, dr. Antonio GUERRIERO
(coadiuvato dal Sostituto Procuratore dr. Ugo
MIRAGLIA DEL GIUDICE), nel corso dell’indagine sono state
disposte diverse perquisizioni domiciliari nei confronti dei soggetti
emersi quali responsabili. A
seguito di tali operazioni di polizia giudiziaria, sinora non appalesate
per comprensibili motivazioni di riservatezza, veniva rinvenuta e
sottoposta a sequestro copiosa documentazione attinente l’illecita
attività: le transazioni illecite erano state infatti dettagliatamente
annotate su agende, proprio come un libro dei corrispettivi creato ad hoc per gestire al meglio il flusso di denaro ”prestato”. Sulla
scorta di tali elementi, così come ulteriormente integrati dall’esito
di specifici accertamenti bancari
e rilievi patrimoniali a carico degli indagati, è stato possibile
da un lato evidenziare le responsabilità di veri e propri usurai e
dall’altro far venire alla luce la triste condizione di numerose vittime
di usura che ancora non avevano trovato il coraggio di denunciare i loro
aguzzini. Il
sodalizio era costituito da due soggetti appartenenti ad un medesimo
nucleo familiare di imprenditori i quali erano dediti al commercio di
materiale edile: a margine della loro attività lecita, i soggetti
denunziati si adopravano in operazioni di concessione prestiti e cambio di
assegni nella maggior parte dei casi nei confronti di clienti della loro
azienda che versavano in difficoltà economiche: la concessione di
dilazione nei pagamenti a 90, 120, 180 giorni si tramutavano in veri e
propri prestiti “a strozzo”. Le
condotte poste in essere, oltre a delineare il reato di usura per la
constatata applicazione di un tasso d’interesse superiore al limite
imposto dalla legge (anche del 130%
annuo), evidenziano gli estremi di una vera e propria illecita attività
finanziaria. Gli
accertamenti condotti dalla Tenenza di Sant’Angelo dei Lombardi, agli
ordini del tenente Massimo DEVITO, sul finire
del 2008 avevano consentito di delineare compiutamente alla autorità
giudiziaria le responsabilità dei seguenti soggetti: -
N.D.
(di anni 48), nato a Caposele (AV) ed ivi residente in via Roma s.n.c.,
per il reato di usura ed esercizio abusivo di attività bancaria; -
D.G.S.
(di anni 70), nata a Caposele
(AV) ed ivi domiciliata in via IV Novembre snc., per il reato di esercizio
abusivo di attività bancaria. Di
particolare rilievo è risultata la collaborazione prestata da altri
imprenditori: una volta individuati sul “brogliaccio” i nomi dei
soggetti cui era stato “prestato” il denaro, dopo i necessari
riscontri a seguito dell’analisi della documentazione bancaria, i
militari pervenivano con una paziente ed attenta azione persuasiva, a
convincere almeno qualcuno fra gli usurati dell’importanza della loro
testimonianza. Alcuni usurati hanno fornito agli investigatori delle
registrazioni relative alle conversazioni avute con l’usuraio prima di
essere escussi dagli investigatori durante le quali veniva indicato ai
testi cosa dichiarare al momento del colloquio e a quali militari prestare
particolare attenzione. In
molte circostanze proprio il coraggio di tali persone ha consentito di
ricostruire l’iter che li
aveva fatti trasformare da “clienti” in “vittime” dell’usura. In
altri casi, peraltro, i militari hanno dovuto registrare l’atteggiamento
“non collaborativo” di persone spaventate che, mosse da un pur
comprensibile timore, rilasciavano dichiarazioni fuorvianti o non
veritiere: per tre di tali soggetti non poteva purtroppo evitarsi la
segnalazione all’autorità giudiziaria per le opportune valutazioni in
relazione al reato di favoreggiamento personale. L’indagine
ha confermato come la particolare congiuntura di crisi economica, con le
criticità connesse al sempre più difficile accesso al credito da parte
delle medio-piccole imprese, costituisca l’humus
ideale per il proliferare di situazioni nelle quali gente senza scrupoli,
con grande disponibilità di denaro liquido, approfitta delle necessità
di commercianti in difficoltà. In tale contesto particolare valenza
assume, per il suo tratto squisitamente “finanziario”, l’attività
che il Corpo svolge per debellare il fenomeno dell’usura, una piaga che
oltre ad arrecare grave danno alla società consente alla criminalità di
utilizzare ingenti capitali spesso frutto di altri reati.
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